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Cicerone-ProArchia.doc

1、Cicerone - Pro Archia I [1] Si quid est in me ingeni, iudices, quod sentio quam sit exiguum, aut si qua exercitatio dicendi, in qua me non infitior mediocriter esse versatum, aut si huiusce rei ratio aliqua ab optimarum artium studiis ac disciplina profecta, a qua ego nullum confiteor aetatis mea

2、e tempus abhorruisse, earum rerum omnium vel in primis hic A. Licinius fructum a me repetere prope suo iure debet. Nam quoad longissime potest mens mea respicere spatium praeteriti temporis, et pueritiae memoriam recordari ultimam, inde usque repetens hunc video mihi principem et ad suscipiendam et

3、ad ingrediendam rationem horum studiorum exstitisse. Quod si haec vox, huius hortatu praeceptisque conformata, non nullis aliquando saluti fuit, a quo id accepimus quo ceteris opitulari et alios servare possemus, huic profecto ipsi, quantum est situm in nobis, et opem et salutem ferre debemus. [1

4、] Giudici, se è in me qualche talento, - e so quanto esso sia limitato -, se ho qualche pratica in campo oratorio, e non nego di esservi moderatamente versato, se in questo settore possiedo un qualche metodo che devo allo studio delle migliori teorie, e ai loro precetti da cui nemmeno per un attimo

5、della mia vita, lo confesso, mi sono discostato, il qui presente Aulo Licinio più di ogni altro ha il diritto di reclamarne il frutto. Infatti, sin dove la mia mente può giungere volgendosi al lontano passato e rievocando i più remoti ricordi della puerizia, lo rivedo sempre accanto a me, che mi inv

6、oglia e mi avvia a questo genere di studi. Se questa mia arte, modellata dal suo incoraggiamento e dai suoi consigli, è stata talvolta di salvezza a qualcuno, io, per quanto sta in me, ho il dovere di portare aiuto a quest'uomo, dal quale ho ricevuto i mezzi per aiutare gli altri e in qualche caso p

7、er salvarli. [2] Ac ne quis a nobis hoc ita dici forte miretur, quod alia quaedam in hoc facultas sit ingeni, neque haec dicendi ratio aut disciplina, ne nos quidem huic uni studio penitus umquam dediti fuimus. Etenim omnes artes, quae ad humanitatem pertinent, habent quoddam commune vinculum, e

8、t quasi cognatione quadam inter se continentur. [2] E perché nessuno si stupisca che io parli così di un uomo il cui ingegno ha attitudini diverse dalle mie, estranee, cioè, all'arte e all'esercizio dell'eloquenza, sappiate che neanche io mi sono sempre unicamente interessato a questa sola discip

9、lina. Infatti, tutte le scienze che interessano l'uomo sono intimamente connesse e unite tra loro da una sorta di affinità. II [3] Sed ne cui vestrum mirum esse videatur me in quaestione legitima et in iudicio publico--cum res agatur apud praetorem populi Romani, lectissimum virum, et apud sev

10、erissimos iudices, tanto conventu hominum ac frequentia--hoc uti genere dicendi, quod non modo a consuetudine iudiciorum, verum etiam a forensi sermone abhorreat; quaeso a vobis, ut in hac causa mihi detis hanc veniam, adcommodatam huic reo, vobis (quem ad modum spero) non molestam, ut me pro summo

11、poeta atque eruditissimo homine dicentem, hoc concursu hominum literatissimorum, hac vestra humanitate, hoc denique praetore exercente iudicium, patiamini de studiis humanitatis ac litterarum paulo loqui liberius, et in eius modi persona, quae propter otium ac studium minime in iudiciis periculisque

12、 tractata est, uti prope novo quodam et inusitato genere dicendi. [3] Ma perché a nessuno di voi sembri strano che in una questione di diritto, nel corso di un processo pubblico, svolto davanti al pretore del popolo romano, uomo esemplare, e agli integerrimi giudici e alla presenza di un pubblico

13、 così numeroso, io mi serva di un genere di eloquenza tanto lontano dalla consuetudine giudiziaria ma anche dal linguaggio del foro, vi chiedo, in questa causa, di concedermi tale licenza, utile all'imputato e, spero, non spiacevole per voi: permettete che parlando in difesa di un eccellente poeta e

14、 uomo dotto, confidando nella presenza di uomini tanto amanti delle lettere, nella vostra cultura e nell'autorità del pretore che presiede il tribunale, io tratti liberamente, seppur in modo conciso, degli studi letterari, e che, per una tale personalità, la quale, grazie a una vita tutta dedita al

15、sapere, non ebbe mai problemi con la legge, io possa valermi di un genere di eloquenza insolito e quasi nuovo. III [4] Quod si mihi a vobis tribui concedique sentiam, perficiam profecto ut hunc A. Licinium non modo non segregandum, cum sit civis, a numero civium, verum etiam si non esset, putet

16、is asciscendum fuisse. Nam ut primum ex pueris excessit Archias, atque ab eis artibus quibus aetas puerilis ad humanitatem informari solet se ad scribendi studium contulit, primum Antiochiae--nam ibi natus est loco nobili--celebri quondam urbe et copiosa, atque eruditissimis hominibus liberalissimis

17、que studiis adfluenti, celeriter antecellere omnibus ingeni gloria contigit. Post in ceteris Asiae partibus cunctaeque Graeciae sic eius adventus celebrabantur, ut famam ingeni exspectatio hominis, exspectationem ipsius adventus admiratioque superaret. [4] Pertanto, se capirò che questa facoltà m

18、i è data e concessa, cercherò di convincervi non solo a non cancellare dal numero dei cittadini il qui presente Aulo Licinio, ché già gode dei diritti politici, ma anche che bisognerebbe includerlo tra i cittadini, se già non lo fosse. Intorno ai quindici anni, Archia, di nobili origini abbandonò qu

19、elle materie di studio utili solitamente ad avvicinare i più piccoli alla cultura e incominciò a scrivere poesie; dapprima, grazie al suo talento, riscosse su tutti un immediato successo nella natia Antiochia, città a quel tempo famosa, ricca e sede di vivaci scambi culturali . In seguito, in ogni r

20、egione dell'Asia e in tutta la Grecia il suo arrivo era accolto con grande entusiasmo: l'aspettativa superava la fama del suo ingegno, ma poi, al suo arrivo, l'ammirazione superava ogni attesa. [5] Erat Italia tunc plena Graecarum artium ac disciplinarum, studiaque haec et in Latio vehementius tu

21、m colebantur quam nunc eisdem in oppidis, et hic Romae propter tranquillitatem rei publicae non neglegebantur. Itaque hunc et Tarentini et Regini et Neopolitani civitate ceterisque praemiis donarunt; et omnes, qui aliquid de ingeniis poterant iudicare, cognitione atque hospitio dignum existimarunt.

22、Hac tanta celebritate famae cum esset iam absentibus notus, Romam venit Mario consule et Catulo. Nactus est primum consules eos, quorum alter res ad scribendum maximas, alter cum res gestas tum etiam studium atque auris adhibere posset. Statim Luculli, cum praetextatus etiam tum Archias esset, eum d

23、omum suam receperunt. Sic etiam hoc non solum ingeni ac litterarum, verum etiam naturae atque virtutis, ut domus, quae huius adulescentiae prima fuit, eadem esset familiarissima senectuti. [5] A quel tempo in Italia si coltivava con passione la cultura greca: nelle città del Lazio ci si dedicava

24、 a quello studio con maggiore dedizione di quanto si faccia oggi nelle stesse località, e anche qui a Roma, città allora tranquilla sotto il profilo politico. Ecco perché gli abitanti di Taranto, Reggio e Napoli concessero ad Archia il diritto di cittadinanza e altri riconoscimenti: chiunque fosse i

25、n grado di apprezzare le persone di talento, desiderava vivamente conoscerlo e ospitarlo in casa sua. Con questa fama che si era diffusa ovunque, anche in luoghi da lui mai visitati, arrivò a Roma al tempo del consolato di Mario e Catulo. Strinse subito amicizia con questi due uomini politici che, c

26、on il racconto delle loro gesta, gli potevano suggerire materiale utile per comporre; per di più, Catulo rivelava anche interesse e predisposizione per la poesia. Poco dopo, quando ancora Archia era adolescente, entrò a far parte della cerchia dei Luculli. Anche in questa circostanza dimostrò talent

27、o e cultura, ma si distinse soprattutto per le buone qualità del suo carattere: non per nulla questa famiglia, a lui così vicina durante la giovinezza, gli è ancora oggi assai legata, benché siano trascorsi parecchi anni. [6] Erat temporibus illis iucundus Metello illi Numidico et eius Pio filio;

28、 audiebatur a M. Aemilio; vivebat cum Q. Catulo et patre et filio; a L. Crasso colebatur; Lucullos vero et Drusum et Octavios et Catonem et totam Hortensiorum domum devinctam consuetudine cum teneret, adficiebatur summo honore, quod eum non solum colebant qui aliquid percipere atque audire studebant

29、 verum etiam si qui forte simulabant. Interim satis longo intervallo, cum esset cum M. Lucullo in Siciliam profectus, et cum ex ea provincia cum eodem Lucullo decederet, venit Heracliam: quae cum esset civitas aequissimo iure ac foedere, ascribi se in eam civitatem voluit; idque, cum ipse per se di

30、gnus putaretur, tum auctoritate et gratia Luculli ab Heracliensibus impetravit. [6] Sempre a quei tempi godeva dell'amicizia del famoso Metello Numidico e del figlio Pio; godeva della stima di Marco Emilio; si intratteneva con Quinto Catulo, sia padre che figlio; era trattato con riguardo da Luc

31、io Crasso; aveva grande confidenza, oltre che con i Luculli, con Druso, gli Ottavi, Catone e tutta la famiglia degli Ortensi. Gli veniva tributata la massima considerazione: e a onorarlo non erano solo quelli desiderosi di ascoltarlo e di imparare da lui, ma anche chi trovava conveniente comportarsi

32、 così. Intanto, era trascorso già un po' di tempo e Archia era partito per la Sicilia in compagnia di Marco Lucullo; sempre insieme a lui, poi, di ritorno da quella provincia, si era fermato a Eraclea, città che, a condizioni molto vantaggiose, era alleata e fedele alle leggi di Roma. Il poeta, che

33、 aspirava ad averne la cittadinanza, fu accontentato dai cittadini di Eraclea per i suoi meriti personali, ma soprattutto per l'autorevole interessamento di Lucullo. IV [7] Data est civitas Silvani lege et Carbonis: "Si qui foederatis civitatibus ascripti fuissent; si tum, cum lex ferebatur, in

34、Italia domicilium habuissent; et si sexaginta diebus apud praetorem essent professi." Cum hic domicilium Romae multos iam annos haberet, professus est apud praetorem Q. Metellum familiarissimum suum. [7] Secondo la legge di Silvano e Carbone la cittadinanza era concessa: «a quelli che fossero isc

35、ritti a una città federata, che avessero avuto domicilio in Italia all'atto della presentazione della legge e che si fossero fatti registrare dal pretore entro sessanta giorni». Archia, che risiedeva a Roma ormai da molti anni, si recò dal pretore Quinto Metello, suo caro amico, perché lo registrass

36、e. [8] Si nihil aliud nisi de civitate ac lege dicimus, nihil dico amplius: causa dicta est. Quid enim horum infirmari, Grati, potest? Heracliaene esse tum ascriptum negabis? Adest vir summa auctoritate et religione et fide, M. Lucullus, qui se non opinari sed scire non audisse sed vidisse, non i

37、nterfuisse sed egisse dicit. Adsunt Heraclienses legati, nobilissimi homines: huius iudici causa cum mandatis et cum publico testimonio [venerunt]; qui hunc ascriptum Heracliensem dicunt. His tu tabulas desideras Heracliensium publicas: quas Italico bello incenso tabulario interisse scimus omnis. Es

38、t ridiculum ad ea quae habemus nihil dicere, quaerere quae habere non possumus; et de hominum memoria tacere, litterarum memoriam flagitare; et, cum habeas amplissimi viri religionem, integerrimi municipi ius iurandum fidemque, ea quae depravari nullo modo possunt repudiare, tabulas, quas idem dicis

39、 solere corrumpi, desiderare. [8] Se non devo parlare di altro che del diritto di cittadinanza e della legge, non dirò di più: il mio compito è terminato. Quale delle prove da me addotte puoi confutare, Grazio? Avresti il coraggio di negare che l'imputato è cittadino di Erclea? Per fortuna è qui

40、presente un testimone davvero attendibile, probo e leale: Marco Lucullo. Egli afferma non di ritenere ma di sapere, non di aver sentito dire ma di aver visto con i suoi occhi, di essere stato non comparsa, ma protagonista. Sono presenti anche gli inviati di Eraclea, uomini nobilissimi giunti col man

41、dato di testimoniare pubblicamente a questo processo: essi dichiarano che Archia è loro concittadino. Tu, però, vuoi vedere i registri ufficiali della città che, come tutti sanno, sono bruciati insieme con l'archivio durante la guerra italica. È davvero ridicolo non tener conto delle prove che posse

42、diamo e smaniare per ciò che non possiamo avere; passare sotto silenzio le testimonianze di questi uomini e insistere per un pezzo di carta; sono a tua disposizione le testimonianze di un personaggio illustre e attendibile e di un municipio leale e fedele, che non si possono proprio manipolare, e tu

43、 le rifiuti e desideri i registri che - sei tu il primo a dirlo - solitamente sono falsificati! [9] An domicilium Romae non habuit is, qui tot annis ante civitatem datam sedem omnium rerum ac fortunarum suarum Romae conlocavit? At non est professus. Immo vero eis tabulis professus, quae solae ex

44、 illa professione conlegioque praetorum obtinent publicarum tabularum auctoritatem. Nam--cum Appi tabulae neglegentius adservatae dicerentur; Gabini, quam diu incolumis fuit, levitas, post damnationem calamitas omnem tabularum fidem resignasset--Metellus, homo sanctissimus modestissimusque omnium, t

45、anta diligentia fuit, ut ad L. Lentulum praetorem et ad iudices venerit, et unius nominis litura se commotum esse dixerit. In his igitur tabulis nullam lituram in nomine A. Licini videtis. [9] Non ebbe forse domicilio a Roma Archia, che trasferì in città ogni suo bene, anche il patrimonio, molto

46、prima di ottenere la cittadinanza? Non si presentò al pretore per farsi registrare? Certo che lo fece: e proprio su quei registri che, fra quanti servono per la dichiarazione presso il collegio dei pretori, sono gli unici a valere come registri ufficiali. D'altra parte, è voce comune che l'archivio

47、di Appio sia stato custodito in modo assai negligente; Gabinio, successivamente, fece perdere ogni residua fiducia in questi registri: in un primo tempo, finché non ebbe guai con la legge, fu solo impreciso e superficiale, poi, dopo la condanna, ne rovinò del tutto la reputazione. Invece, Metello, s

48、icuramente il più onesto e scrupoloso fra tutti, si comportò sempre con coscienza; addirittura, una volta si presentò allarmato ai giudici e al pretore Lucio Lentulo per segnalare la cancellatura di un nome. Su questi documenti, però, non c'è traccia di manomissione al nome Aulo Licinio. V [10]

49、 Quae cum ita sunt, quid est quod de eius civitate dubitetis, praesertim cum aliis quoque in civitatibus fuerit ascriptus? Etenim cum mediocribus multis et aut nulla aut humili aliqua arte praeditis gratuito civitatem in Graecia homines impertiebant, Reginos credo aut Locrensis aut Neapolitanos aut

50、Tarentinos, quod scenicis artificibus largiri solebant, id huic summa ingeni praedito gloria noluisse! Quid? cum ceteri non modo post civitatem datam, sed etiam post legem Papiam aliquo modo in eorum municipiorum tabulas inrepserunt, hic, qui ne utitur quidem illis in quibus est scriptus, quod sempe

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